Perché il simbolo di Milano è un Biscione che ingoia un bambino?
Una delle tante leggende racconta che un tempo, alle porte di Milano, un’enorme biscia che sputava fuoco e si cibava di uomini teneva in scacco l’intera città: i milanesi temevano nell’uscire di casa e i nessuno osava avvicinarsi a Milano, per paura di essere preda del terribile drago. Era il drago Tarantàsio.
Un giorno con l’intento di sconfiggere il mostro, partì da Milano un nobile cavaliere. Era Uberto Visconti. Dopo due giorni di lotte il cavaliere rientrò in città, stringendo in pugno la testa del mostro. Milano era libera e Uberto Visconti raffigurò il drago Tarantàsio, nell’atto di ingoiare un bambino, su quello che sarebbe diventato il vessillo della più importante famiglia milanese.
In pochi, anche tra i milanesi, conoscono questa leggenda. Per lo più si crede, come Bonvesin de la Riva, che lo stemma sia stato concesso ai Visconti “in considerazione delle vittoriose imprese compiute in Oriente contro i saracini da un Ottone Visconti valorosissimo uomo”.{footnote}Scrive Bonvesin de la Riva nel De magnalibus urbis Mediolani (1288): “Viene offerto dal comune di Milano a uno della nobilissima stirpe dei Visconti che ne sembri il più degno un vessillo con una biscia dipinta in azzurro che inghiotte un saraceno rosso; e questo vessillo si porta innanzi ad ogni altro; e il nostro esercito non si accampa mai se prima non vede sventolare da un'antenna l'insegna della biscia. Questo privilegio si dice concesso a quella famiglia in considerazione delle vittoriose imprese compiute in Oriente contro i saracini da un Ottone Visconti valorosissimo uomo”.{/footnote}
Perché ci si è dimenticati delle remote e “milanesissime” origini di Tarantàsio?
Perché qualcuno sostiene che si preferisca dimenticare?
Chi rappresenta veramente il drago, o biscione, che la storia ha eletto come simbolo di Milano?
Da dove inizia la sua leggenda? E soprattutto in che modo, sorprendentemente, essa è legata ad Ezzelino da Romano?







