A quanto pare anche Ezzelino da Romano soffriva di insonnia.
Molte cronache, tracciando un profilo delle sue caratteristiche, fanno riferimento alla sua capacità di resistere al sonno o dormire pochissime ore per notte, ma esiste una testimonianza che racconta di come Ezzelino cercasse comunque di rilassarsi nelle ore dedicate al riposo. Una storiella contenuta nel Novellino è infatti dedicata proprio alla consuetudine del condottiero veneto di farsi narrare favole e aneddoti che lo aiutassero ad addormentarsi. E fu proprio il suo novellatore, rimasto anonimo nelle cronache e negli annali, a costruire una storia il cui esito è ancora oggi abitudine universale: quella di contare le pecore prima di addormentarsi.
Una notte in cui, come di consueto, Ezzelino non riusciva a dormire volle sentire una storia dal suo novellatore che però, questi sì, aveva un gran sonno.
Così iniziò a raccontare la vicenda di un pastore che, col suo grande gregge, si trovava sulla riva di un fiume, diventato grosso per la grande pioggia. Dovendo portare il gregge sulla sponda opposta, chiese ad un pescatore la disponibilità del suo burchiello per traghettare le pecore. L’imbarcazione però era così piccola che poteva portare solo una pecora alla volta. Il pastore quindi caricò la prima pecora e cominciò a vogare, portandola sull’altra sponda. Quindi portò la seconda, poi la terza, poi la quarta, …
A quel punto il novellatore tacque.
Spazientito, Ezzelino lo sollecitò a continuare la storia; ma questi gli rispose: “Signore, dobbiamo prima farle passare tutte le pecore!”.
Nasce da qui la raccomandazione, per riuscire a dormire, di contare le pecore.
Un rimedio naturale che è diventato espediente o “modo di dire” da allora fin ai nostri giorni e in tutto il mondo.
In quanti episodi delle storie a cartoni animati di Pippo e Paperino abbiamo visto i protagonisti contare le pecore per addormentarsi?
Ma non è soltanto una prassi da personaggi a fumetti. In un suo celebre romanzo fantascientifico Philip K. Dick arriva ad indicare il sognare le pecore come un elemento essenziale, ontologico della condizione dell’essere umano, in contrapposizione alla condizione dei non-umani. Infatti titolerà il suo capolavoro (del 1968) Do androids dream of electric sheep? ovvero “gli androidi sognano pecore elettriche?” (è da questo libro, si rilevi per inciso, che nel 1982 Ridley Scott trasse il suo più sconvolgente film: Blade Runner).
Contare le pecore per addormentarsi è insomma un’altra traccia lasciata nella coscienza popolare dal mito di Ezzelino; magari piccola e insignificante se vogliamo, ma comunque viva nella nostra esperienza quotidiana, e testimonianza che, alla fine del XIII secolo, si raccontava il più grande dei da Romano non necessariamente come un demone capace solo di torturare e uccidere, ma come un uomo che provava piacere nell’ascoltare favole e racconti e capace di accettare l’ironia del suo stesso novellatore.
Forse per questo raccontando l’ultimo anno di vita di Ezzelino, Marco Salvador dà a questo racconta storie un nome, Sigurd, e un ruolo di primissimo piano nella cerchia dei fedelissimi del condottiero.
« Sigurd era l’ombra di Ezzelino, trascorreva con lui quasi tutte le sere e gli sedeva spesso accanto la notte per aiutarlo ad addormentarsi con favole e aneddoti ». (Marco Salvador, La palude degli eroi).







