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La guerra Piscologica

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Molti credono che la guerra psicologica sia un’invenzione dei tempi moderni. Non è esattamente così: fin dall’antichità molti eserciti adottarono tattiche miranti ad  indebolire le aspettative dell’avversario, e il Medioevo non fu esente da queste. A volte poteva essere sufficiente un imponente schieramento, le cui armi brillavano alla  luce del sole, per far aprire le porte di una fortezza tenuta da uomini in quantità numerica inferiore e con scarse scorte alimentari. Anche la paura faceva il suo gioco. Lo stesso Ezzelino, in più casi, portò il suo esercito a ridosso delle fortezze avversarie con gli stendardi arrotolati. L’impatto visivo di un grande esercito, e l’improvviso svolgersi degli stendardi ezzeliniani faceva il resto: il chiaro segnale di voler attaccare – e qui ricordiamo che lo stendardo non aveva solo funzione di mostrare chi era l’attaccante,  quanto un utile punto di riferimento per le mosse di un esercito in battaglia – faceva sì che uno sparuto numero di assediati aprisse le porte della fortezza per accogliere  senza colpo ferire un così potente attaccante, riducendo di conseguenza i mali che avrebbero potuto ricadere su di loro dopo un lungo assedio.


Non inusuale nel Medioevo era pure l’atto di lanciare all’interno delle città – con trabucchi e mangani – cadaveri di prigionieri e carcasse d’animali, al fine di incutere terrore e scatenare fatali epidemie. Un caso significativo dalle tristi conseguenze ebbe luogo nell’assedio di Caffa del 1347: gli assedianti tartari, colpiti da un’epidemia di peste e  per questo costretti ad abbandonare l’assedio, prima di lasciare il campo lanciarono con i loro trabucchi i cadaveri degli appestati all’interno della città. Gli assediati  genovesi, al tempo ignari della pericolosità dell’infezione, si spostarono in seguito attraverso i porti del Mediterraneo, portando per la prima volta in Europa la “Morte Nera”, pestilenza che in due anni causò lo sterminio di una grandissima parte della popolazione.
La guerra psicologica non era usata solamente dagli assedianti, ma pure dagli assediati: le cronache riportano di alcuni casi in cui questi miravano a far sopravvalutare al  nemico esterno la loro disponibilità di risorse alimentari, in modo da costringerlo ad abbandonare l’assedio il più velocemente possibile. Alcune fortezze, infatti, diedero  fondo alle ultime risorse sprecandole in faccia al nemico, quasi a volergli dimostrare una situazione florida mentre, in realtà, la situazione volgeva al tragico. In altri casi gli  assediati fecero cinicamente uscire dalla città i non combattenti – come anziani, donne e bambini – per non continuare a sfamarli intaccando le poche risorse, ma consegnando tale onere all’esercito assediante. Alcune volte successe che quest’ultimo respingeva al mittente queste povere anime, rifiutandosi di accudirle. E  quest’ultime si vedevano costrette a soccombere, a causa di tattiche di guerra secondo loro inutili, in mezzo alla morsa del campo di battaglia.

 

Fortezza genovese di Caffa
I resti della fortezza genovese di Caffa (oggi Feodosija, Crimea).
Il lancio di cadaveri di appestati all’interno della fortezza, effettuato dagli assedianti Tartari,
provocò per la prima volta in Europa la diffusione del terribile morbo della peste.

 
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