Una delle armi più temibili, nel Medioevo, era senz’altro costituita dal fuoco. Largamente utilizzato per bruciare i villaggi nemici durante razzie, gualdane, o avvicinamenti dell’esercito in marcia, il fuoco ebbe grande utilizzo anche nel corso degli assedi. L’uso più frequente riguardava i cosiddetti proiettili incendiari: frecce d’arco o balestra lanciate dagli spalti contro gli assalitori e le loro macchine fabbricate in legno. Dal lato avversario, il fuoco poteva esser utile a bruciare le porte lignee della fortezza da espugnare o, in questo caso più pericolosamente, a creare incendi all’interno delle mura assediate. Molte delle abitazioni cittadine del Duecento erano infatti ancora costruite in legno, fatta eccezione per i palazzi o case-torri delle famiglie facoltose, uniche a poter sostenere la spesa necessaria per la costruzione di un manufatto in pietra. Un incendio scoppiato all’interno di una fortezza avrebbe causato non pochi problemi agli assediati, i quali si sarebbero visti costretti a utilizzare parte della propria scorta d’acqua per domarlo, avvicinando così i tempi di una possibile capitolazione.
Minaccia ancora più temibile era costituita dal fuoco greco, ottenuto con una miscela ancora oggi non ben identificata e usato – da qui il nome – dagli eserciti bizantini dell’alto Medioevo. Peculiarità di questa mistura incendiaria era che essa non si estingueva neppure con l’acqua. L’unico rimedio per spegnere questo tipo di minaccia era costituito dall’aceto, il quale riusciva a diluire a sufficienza la potenza del fuoco sino ad estinguerlo. Per queste ragioni molti eserciti medievali recavano con sé scorte d’aceto con il quale bagnare le pelli che ricoprivano le loro macchine d’avvicinamento, impedendo che il legno con cui erano state costruite fosse facile preda di un eventuale fuoco greco posseduto dai nemici, cosa che avrebbe ritardato e parzialmente vanificato l’attacco alle mura.
Altri materiali incendiari erano di frequente usati nel Medioevo, come lo zolfo e la pece (bitume). Il primo per la sua potenza incendiaria, la seconda per il suo attecchimento all’obiettivo e inesauribilità. Solitamente quest’ultimi venivano fatti cadere dall’alto delle mura addosso alle macchine da avvicinamento o ai militi che erano riusciti ad avvicinarvisi a sufficienza.

Bizantini utilizzano il fuoco greco contro un naviglio avversario (Madrid, manoscritto Skylitzes)







