Una delle tattiche utilizzate dagli assedianti per porre fine in breve tempo ad un assedio era quella di scavare delle gallerie di mina. Dopo essersi avvicinati alle mura con l’uso di un gatto, gli uomini a ciò preposti iniziavano lo scavo di una galleria sotto le mura avversarie. Appena giunti al di sotto delle mura, essi provvedevano a rinforzare la volta con grosse travi che sostenessero l’enorme peso sovrastante. Come si potrebbe pensare, lo scopo di questo scavo non era tuttavia quello di sbucare al di là delle mura, azione che avrebbe implicato enormi rischi, in quanto coloro che avessero utilizzato il passaggio sarebbero stati facilmente uccisi all’uscita, bensì quello di far crollare la fortificazione, aprendo una breccia nelle mura. Giunti al di sotto della fortificazione, infatti, gli assalitori provvedevano a stipare la cavità ottenuta di materiale infiammabile. Prima di ritirarsi velocemente a questo veniva applicato il fuoco: la combustione del materiale e delle travi sorreggenti la struttura, nonché l’enorme pressione interna esercitata dal fuoco, avrebbero in breve tempo fatto ottenere il risultato desiderato.
Gli assediati non rimanevano immobili di fronte a questo tipo di attacco. Impossibilitati a vedere dalle mura cosa succedeva all’interno del gatto, essi ponevano sugli spalti delle bacinelle d’acqua: il leggero movimento della sua superficie tradiva l’azione di scavo sottostante. Individuato con esattezza il punto d’azione avversaria, gli assediati provvedevano allo scavo di una galleria di contromina, più profonda della precedente e in direzione inversa, con lo scopo di far crollare la galleria avversaria prima che questa giungesse sotto alle mura, o almeno prima che venisse stipata di materiale incendiario.
Nel corso del già ricordato assedio d’Este, Ezzelino “condusse lì con i loro attrezzi e rastrelli i minatori, che dalle parti della Carinzia estraggono l’argento da profondi cunicoli e gallerie sui monti. Ed essi, scavando fosse sotterranee, promettevano di far sì che una notte sembrassero emergere e nascere miracolosamente da terra dentro il castello cinquecento fanti”. Le gallerie non raggiunsero in quel caso l’interno del castello, ma il grandioso numero di assedianti e scavatori, nonché il numero e la possenza delle macchine da guerra messe in campo da Ezzelino costrinsero gli estensi alla resa, ed il castello fu consegnato nelle mani di Ezzelino.

Spaccato e pianta per una galleria di mina
(E.Viollet Le Duc, “Dizionario di architettura francese”)







