La balista, molto spesso confusa con altre macchine da tiro a causa di una confusione di termini antichi e medievali, era di fatto una grande balestra fissa, capace di scagliare grandi dardi contro le truppe nemiche. Il proiettile caricato aveva le dimensioni di una lancia, anche con diametri molto vicini ai dieci centimetri, capace di sfondare protezioni di spessore considerevole. Il caricamento di tale macchina era di tipo nevrobalistico, cioè ottenuto mediante la torsione di grandi fasci di corde attorcigliate tra loro, agendo più o meno come nel caricamento di una grande molla. La balista era più di frequente utilizzata dagli eserciti assediati. Data la sua posizione fissa, veniva posta su spalti o torri e posizionata contro i punti obbligati di passaggio dell’esercito assediante. Esisteva anche un tipo di balista mobile, montata su ruote. Questo era detto carro balista e, per la sua capacità di movimento era più di frequente utilizzato dall’esercito assediante, il quale lo poteva agevolmente spostare da un lato all’altro del campo a seconda dell’evoluzione dell’assedio.
Simile alla balista era la ronfea, talvolta detta scorpione. Anch’essa era una sorta di grande balestra, ma nel suo caricatore potevano essere inseriti più dardi in numero variabile. Con un solo lancio, quindi, potevano venir colpiti più individui. La potenza di tiro della ronfea era del tutto simile a quella della balista, e questa macchina era anch’essa utilizzata dagli assediati per contrastare attacchi avversari, puntando la direzione di tiro verso le direzioni d’attacco.

Ricostruzione di un carrobalista a tensione
(Associazione Arcieri nel Tempo – Milano)

Ricostruzione di una ronfea
(Associazione Solee Acciaio, Pescia, Pistoia)







