Le scale mobili erano possenti macchine d’assalto le cui dimensioni erano ragguardevoli. Si trattava, in sostanza, di lunghe e robuste scale a pioli montate su un carro mobile. Una complessa serie di rulli ed argani permetteva un doppio movimento delle stesse. Mentre venivano avvicinate alle mura con movimento orizzontale, infatti, alle scale veniva anche imposto un movimento verticale, in modo da far coincidere i due movimenti in un regolare appoggio agli spalti avversari. Alcune di queste macchine, invece di pioli, erano formate da solidi tavolati sui quali i militi potevano più agevolmente transitare. Quest’ultime prendevano il nome di ponti mobili. La costruzione di queste macchine richiedeva una grande abilità ingegneristica e, soprattutto, una corretta valutazione dell’altezza delle mura nemiche. La valutazione veniva ottenuta mediante una misurazione azzardata, come il lancio di una corda sulla sommità delle mura da parte di un ardito combattente o, meno rischiosamente, con diversi calcoli aventi come base l’ora del giorno e la lunghezza dell’ombra proiettata dalle stesse. L’uso di queste scale non fu tuttavia molto diffuso, a causa dell’estrema situazione di pericolo in cui andavano a trovarsi i militi incaricati di salirle, ampiamente esposti al tiro avversario di frecce e balestre.
Più imponenti ancora erano le torri mobili, veri e propri colossi lignei trasportanti al loro interno decine di soldati. La loro altezza doveva sovrastare quella delle mura avversarie, in modo da garantire ad abili arcieri e balestrieri posti sulla sommità di sovrastare il tiro degli assediati. Oltre a ciò, la torre era munita di un ponte levatoio situato a grande altezza, tramite il quale gli assedianti potevano agevolmente piombare sugli spalti della fortezza assediata. La manovra di avvicinamento alle mura di una torre avveniva solitamente mediante pali, corde e carrucole precedentemente predisposti sul terreno con l’uso del gatto, e trainate in senso opposto da poderosi cavalli e buoi. In questo modo si esponevano il meno possibile i soldati alla difesa degli assediati. Come altre macchine da guerra, la torre mobile veniva rivestita all’esterno di pelli animali bagnate che non permettevano attacchi incendiari. In alcuni casi venivano adottate dagli assedianti tecniche di guerra psicologica, appendendo sulla parete della torre rivolta al nemico i prigionieri catturati, come fece Federico II – senza però ottenere esiti positivi – durante l’assedio di Brescia del 1238. Diversi castelli e fortezze vennero munite di spalti esterni per contrastare l’avvicinamento di queste poderose macchine. In altri casi, lo scavo di cunicoli sotterranei esterni alle mura da parte degli assediati poteva far crollare l’intera struttura mobile nei punti dove il terreno non riusciva a sopportare l’enorme peso di quest’ultima.

Ricostruzione di una scala e di un ponte mobile presso la rocca di Mondavio
(da G.Todaro, “Macchine d’assedio medievali”)

Spaccato di una torre mobile
(da E.Viollet Le Duc, “Dizionario di architettura francese”)







