Il gatto era una macchina coperta usata a scopo d’avvicinamento alle mura. La sua forma ricorda quella di una tettoia più o meno lunga, montata su piccole ruote. Le sue dimensioni potevano variare a seconda del numero di uomini che dovevano trovare posto al suo interno. Alcune cronache parlano di gatti contenenti decine di militi la cui dimensione, quindi, doveva essere imponente. Questa macchina d’assedio era costruita in legno robusto per impedire la sua distruzione mediante pietre lanciate dalle mura, così come il suo tetto veniva ricoperto di pelli animali bagnate con acqua o aceto, per non far attecchire fuoco, pece o zolfo. Gli uomini protetti dal gatto potevano avere diversi incarichi, come portare materiale atto a riempire i fossati, piantare sul terreno pali e carrucole atte a far avvicinare alle mura altre imponenti macchine senza pericolo per gli assedianti, o recare con sé altri mezzi d’attacco.
Uno di questi era l’ariete, la cui forma ed uso è ben nota. L’ariete veniva montato sotto la copertura del gatto e, una volta raggiunta una porta cittadina, lo si usava per cercare di abbatterla, a volte con scarsi esiti se la porta era stata precedentemente rinforzata con pesanti lastre metalliche che impedivano sia un’efficace azione dell’ariete, sia un attecchimento del fuoco.
All’interno di un gatto si poteva celare anche un trapano da muro. Era questo costituito da un robusto palo di quercia, recante in testa un’affilata punta metallica di tre o quattro lati. Quando il gatto che lo trasportava arrivava a ridosso delle mura, veniva bloccato con cunei e corde, in modo da permettere un’efficace attacco alla struttura muraria mediante l’uso del trapano. Fornito di manici posti a raggiera, il trapano veniva fatto ruotare contro il muro, in modo da scalzare pietre e mattoni. A mano a mano che la punta avanzava all’interno del muro, robusti cunei venivano inseriti in un supporto posteriore del trapano, consentendo in tal modo l’esercizio di una pressione costante contro la fortificazione avversaria. L’azione aveva lo scopo di aprire una breccia attraverso la quale penetrare all’interno della fortificazione. Gli assediati talvolta rispondevano a questo tipo d’attacco costruendo a ridosso del punto minacciato un altro muro interno, in modo da ritardare il più possibile l’apertura di una breccia.
L’uso di un gatto fu decisivo per la conquista di Padova da parte dell’esercito crociato
antiezzeliniano. La macchina – probabilmente recante un ariete al suo interno – fu in quei frangenti avvicinata a Porta Altinate, causando la reazione delle milizie assediate. Queste gettarono sul gatto pece e zolfo nel tentativo d’incendiarlo. L’impresa riuscì, ma il fuoco che arse la macchina attecchì pure sul legname della porta, aprendo così un varco attraverso il quale l’esercito crociato entrò in città.

Ricostruzioni di macchine medievali: un “gatto” munito d’ariete

un trapano da muro ( da G.Todaro, “Macchine d’assedio medievali”)







