
Arco medievale semplice (ricostruzione)
L’arco è strumento ben conosciuto e usato dall’uomo sin dalla remota antichità. Nel corso del Duecento esso ebbe però un periodo di declino a causa del massiccio e nuovo uso della balestra. L’arco rimase tuttavia in uso a causa della maggiore rapidità di tiro rispetto a quest’ultima, tanto che – sempre nel Duecento – un arciere poteva contare su una faretra contenente sino a cento frecce da poter scagliare contro il nemico. Quest’arma conobbe delle migliorie a seguito delle crociate in Terrasanta, nell’occasione delle quali i combattenti occidentali conobbero nuove tecniche di costruzione già in uso tra gli arcieri islamici. Quest’ultimi usavano infatti un arco più potente per gittata, detto arco composito. Oltre a ciò, i saraceni usavano frecce dalla punta più lunga e sottile, dardi capaci di forzare gli stretti anelli delle cotte di maglia con esiti spesso fatali per i loro avversari. Probabilmente fu proprio per questi fattori che sia Federico II, sia Ezzelino, assoldarono tra le file dei loro eserciti valenti arcieri saracini i quali, grazie alla loro abilità e precisione di tiro, riuscivano a tenere a bada un numero di combattenti avversari ben superiore al loro.
La balestra iniziò a comparire in modo massiccio tra gli eserciti proprio nel corso dell’epopea ezzeliniana, più o meno nel terzo decennio del Duecento. Tutti gli eserciti del tempo si dotarono di abili balestrieri, condizionando in tal modo lo svolgimento di battaglie e assedi. La balestra, infatti, superava l’arco per potenza e gittata, costringendo così gli eserciti ad affrontarsi ad una maggiore distanza per non cadere sotto il tiro d’interdizione. L’avvento di quest’arma costrinse pure i combattenti a dotarsi di più solide difese corporali, aggiungendo alla tradizionale cotta di maglia varie lamelle metalliche che potevano in qualche modo opporre resistenza ad un dardo lanciato con maggior potenza. Un tipo di dardo frequentemente usato al tempo dai balestrieri fu la quadrella: una freccia la cui punta aveva base quadrangolare e la cui estrazione avrebbe comportato un inevitabile strazio delle carni del malcapitato ferito da essa. Sull’uso di questo tipo di dardo si discusse alquanto in quei secoli, tanto da ritenerlo quella che noi oggi definiremmo “arma non convenzionale”. Ciò non tolse che la quadrella continuò a esser utilizzata dagli eserciti del tempo. E fu proprio – secondo alcuni – questo tipo di dardo che ferì Ezzelino ad una gamba, provocando – da lì a pochi giorni – la sua morte.

Antiche balestre medievali (Trieste, Castello di San Giusto)







