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Ingegneri e supporto logistico

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Il gatto
Ricostruzione di una delle più semplici macchine
d’avvicinamento: un “gatto” munito di un rudimentale ariete

Particolare importanza ebbero nel Medioevo gli ingegneri, coloro cioè che conoscevano a fondo i dettagli tecnici per la costruzione di fortificazioni e macchine da guerra. Un buon ingegnere al servizio di un esercito poteva far cambiare gli esiti di un assedio inizialmente difficoltoso. Ne conseguiva che questa figura professionale era ben remunerata e molte volte contesa tra le parti in lotta. Ricordiamo qui – ad esempio – lo spagnolo Calamandrino, “uomo esperto in trabucchi e briccole” che Ezzelino fornì a Federico II durante l’assedio di Brescia del 1238. Catturato dai bresciani che gli diedero immunità, denaro, e persino moglie, Calamandrino costruì per loro delle sofisticate macchine da lancio che distrussero le torri mobili messe in campo dall’imperatore, costringendo quest’ultimo ad abbandonare l’assedio. L’estrazione sociale di questi esperti era la più diversa: l’ingegnere che costruì il gatto che permise ai crociati di entrare in Padova, togliendo la città dalle mani di Ezzelino, era un frate laico il quale, avendo già in precedenza espletato incarichi per conto di Ezzelino stesso, su richiesta del legato pontificio, si tolse il saio e si mise al lavoro, influenzando positivamente con la sua sapienza e con una buona dose di fortuna le sorti dell’assedio crociato. Il mestiere di ingegnere comportava anche dei rischi: memorabile è il caso di un ingegnere veronese al lavoro nel corso della difesa del castello di Nogarole assediato dai mantovani. Si era nel 1232, e questi, manovrando una macchina da lancio rimase impigliato e venne da questa lanciato per lungo tratto sino a cadere incolume in mezzo al campo avversario. Il fatto riportato ha del miracoloso, ma non è da escludersi che questo tipo d’incidente riportasse a volte esiti fatali.

Altrettanto importante – nella guerra medievale – era il supporto logistico di un esercito. Il vettovagliamento per le truppe e i materiali necessari per un assedio non  sempre si potevano reperire in loco. In questi casi il trasporto del necessario veniva affidato ai bubulci, cioè ai bifolchi, uomini di estrazione contadina reclutati con i loro  carri trainati da buoi, i quali garantivano alle truppe assedianti quanto era loro necessario. Il loro compito non era esente da rischi: nel corso del trasporto essi potevano  venir intercettati e depredati da eserciti nemici, i quali, in questo modo, toglievano le scorte all’esercito assediante, costringendolo ad un prematuro abbandono dell’impresa. Nel 1256 – ad esempio – lo stesso Ezzelino vide privato il proprio esercito, impegnato a guastare il mantovano, di quaranta carri di vino spediti da Bassano. Il  carico venne intercettato dall’esercito crociato mosso verso la conquista di Padova, e i crociati sequestrarono il convoglio, compresi bifolchi e buoi.

 

 

 


 
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