Posti sicuramente in posizione più vantaggiosa, grazie alla robustezza delle proprie mura, gli assediati dovevano comunque attivarsi in ogni modo per respingere gli attacchi avversari. Il metodo più diffuso nel far questo era quello di respingere gli attacchi con l’intervento di arcieri e balestrieri, i quali – dall’alto delle mura – scagliavano nugoli di frecce impedendo l’avvicinamento del nemico alla fortezza. In diversi casi si usavano frecce incendiarie, talvolta utilizzando il micidiale fuoco greco, allo scopo di incendiare i mezzi d’assalto preparati dall’esercito assediante. Il predominio che – a partire dal secolo XII – la balestra ebbe sull’arco costringeva pure gli assedianti a tenersi più lontani dalle mura che non in precedenza, data la maggior gittata di tiro di questo potente strumento di guerra. Questo fattore causò, di conseguenza, un potenziamento delle armi da getto usate da coloro che ponevano l’assedio.
Qualora il nemico fosse riuscito con vari stratagemmi ad avvicinarsi pericolosamente alle mura, gli assediati sovente ricorrevano al lancio di diversi materiali per scoraggiarne l’attacco. Di frequente l’assediante veniva colpito con pietre lanciate dalle mura, anche mediante petriere o piccoli mangani posti sulla sommità delle torri con la precisa funzione di causare gravi danni all’esercito e alle sue macchine da guerra. Dagli spalti, poi, a volte si colpiva il nemico con getti di materiale incendiario come pece o zolfo o – più di frequente – con semplice acqua bollente, ben più facile e rapida da preparare che non l’olio bollente sovente illustrato nella cinematografia odierna.
Particolare attenzione gli assedianti ponevano anche a potenziali traditori: in molti statuti cittadini del Duecento si comminava la pena di morte per coloro che tradivano, nonché la confisca di tutti i beni loro e dei loro familiari, con l’esclusione di quest’ultimi da ogni carica cittadina in perpetuo. L’onta del tradimento era un’infamia mal sopportata nei secoli di mezzo: la stessa Cunizza da Romano, sorella di Ezzelino e Alberico, quando nel 1264 liberò dal giuramento gli uomini di masnada del pedemonte, fece un’eccezione per coloro che tradirono Alberico consegnando il castello di San Zenone nelle mani dei collegati. Cunizza li liberò dal giuramento consegnando loro e le loro anime nelle mani dei diavoli dell’inferno, a perpetua memoria del loro insano gesto.

La difesa di Este assediata dall’esercito ezzeliniano (stampa ottocentesca)