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L'assedio

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Il ritirarsi all’interno delle mura da parte degli attaccati costringeva l’attaccante a porre sovente lunghi assedi alle fortificazioni avversarie. La durata di un assedio poteva variare di molto, a seconda di diversi fattori. La quantità delle scorte alimentari accumulate dagli assediati, come la potenza dell’esercito assediante e delle sue macchine da guerra erano fattori determinanti per la breve o lunga durata dell’assedio. Nessuna delle due forze in campo aveva tuttavia interesse a sostenere assedi di lunga durata: per gli assediati ciò avrebbe comportato un impoverimento o esaurimento delle scorte, mentre per gli assedianti l’operazione avrebbe comportato costi elevatissimi che non sarebbero stati coperti dalle razzie in territorio nemico.


Gli assedianti ricorrevano con ogni mezzo in loro possesso per espugnare le fortificazioni. Oltre al lancio di enormi pietre con petriere, mangani e trabucchi, volto non solo a far breccia sulle mura, quanto a incutere terrore all’avversario, se non a distruggere granai e cisterne site all’interno della fortezza, altre macchine da guerra venivano utilizzate per ottenere risultati in tempi più brevi: il gatto, ad esempio, era una vera e propria struttura coperta per l’avvicinamento alle mura al riparo dei colpi avversari. Sotto di esso si poteva celare un ariete, un trapano da muro, se non semplicemente truppe incaricate di scavare gallerie di mina per far crollare le mura avversarie. In abbinamento, di frequente si utilizzavano imponenti torri mobili aventi lo scopo di raggiungere e far scavalcare le mura ai propri militi conquistando, quindi, la fortezza dall’alto.
Gli assedianti utilizzavano pure diverse tecniche “psicologiche” per intimorire gli assediati, al fine di far loro credere che l’assedio in corso avrebbe avuto gli assedianti come vincitori.
Molto di frequente veniva utilizzata la carta del tradimento: di fronte ad un esercito ben agguerrito e potente, con la prospettiva – anche  indotta – di una prossima capitolazione, più d’uno degli assediati poteva psicologicamente cedere, accettando di aprire le porte al  nemico in cambio dell’immunità e di una mercede in denaro. Il potentissimo castello di San Zenone venne espugnato proprio in questo  modo: i mercenari tedeschi incaricati della difesa aprirono le porte del castello alle truppe delle città collegate, causando di  conseguenza l’eccidio della famiglia di Alberico da Romano e la fine della linea maschile della potente famiglia.

 

Ezzelino III all’assedio di Este

Ezzelino III all’assedio di Este (stampa ottocentesca)

 
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