Una componente basilare della guerra medievale è senza dubbio alcuno la razzia. Lo spogliare i territori del nemico fu infatti la tattica più diffusa, col duplice scopo di indebolirne le risorse e di accumulare beni utili a finanziare le azioni di guerra. Muovere un esercito era anche allora un’azione costosa che necessitava – per forza di cose – di una solida disponibilità economica. Problemi di natura logistica – quali, ad esempio, il vettovagliamento delle truppe o la reperibilità dei materiali necessari all’azione – potevano esser risolti attingendo alle risorse dell’avversario volontariamente rinchiusosi tra le sue mura. In tal modo si veniva a creare anche un impatto demoralizzante per quest’ultimo, il quale, anche in caso di vittoria, avrebbe comunque perduto parte delle proprietà collocate all’infuori delle sue mura. Pressoché ogni azione dell’esercito veniva infatti preceduta da una sistematica spoliazione del territorio nemico, con guasti alle messi e incendio dei villaggi circostanti. A trarre vantaggio da queste operazioni erano tutti i componenti dell’esercito in marcia: al signore comandante spettava una porzione variabile da un terzo ad un quinto dei beni razziati, a seconda della sua importanza; venivano in secondo piano i cavalieri, ai quali spettavano porzioni minori, ma sempre superiori a quelle destinate ai fanti o ai zaffoni. Quest’ultimi erano praticamente i veri e propri esecutori del saccheggio, e non nascondevano affatto la loro bramosia di beni altrui. Gli altri quadri dell’esercito invasore, invece, preferivano motivare il loro vantaggio economico come giusta mercede per i loro atti di guerra, consapevoli di come le loro azioni non tanto differissero da quelle dei predatori di più umile condizione.
Un altro atto di disturbo particolarmente diffuso nel Duecento era la gualdana. Si trattava di una scorreria devastatrice compiuta contro villaggi e territori nemici in stato di guerra non apertamente dichiarata. Tale azione veniva compiuta da drappelli di uomini a cavallo detti berrovieri, una sorta di cavalleria leggera rapida nei suoi spostamenti. Scopo della gualdana era di arrecare danno al nemico, ed allo stesso tempo di provocarne la reazione: non furono rari i casi in cui ad una gualdana ne seguiva un’altra in senso opposto, in un incessante logorio presagio di una futura guerra tra parti avverse.
I normanni razziano il territorio di Dol e attaccano la città (arazzo di Bayeux)







