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Home Approfondimenti La Guerra Rocche, Castelli, e il riflesso ossiodonale

Rocche, Castelli, e il riflesso ossiodonale

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Nel corso dell’Alto Medioevo, e in particolare durante i secoli IX e X, le popolazioni iniziarono a proteggersi dalle frequenti scorrerie dei barbari fortificando i loro nuclei abitati. Inizialmentequeste fortificazioni erano ben diverse da quello che oggi noi consideriamo un vero e proprio castello, essendo costituite perlopiù da rudimentali palizzate o da fitti intrichi di vegetazione che impedivano un diretto accesso ai borghi abitati da parte di un improvviso e rapido assalitore. Col tempo, però, tali mezzi si dimostrarono ancora poco sicuri, e si provvide a costruire fortificazioni più solide. I primi a dotarsene furono ovviamente i nobili e gli enti ecclesiastici (chiese,  monasteri), in altre parole coloro che più di ogni altro temevano improvvise spoliazioni dei loro beni. I primi castelli, tuttavia, venivano fabbricati in legno, materiale presente in grande abbondanza, di facile lavorazione, e non molto costoso. Solamente nel corso dei secoli XI e XII iniziarono a comparire i primi castelli in pietra, opere certamente più solide, costruite anche grazie ad una maggiore disponibilità di denaro da parte dei committenti, in un periodo che vide aumentare il benessere generale in confronto ai secoli precedenti. La nascita delle libertà comunali vide comparire ovunque imponenti cerchie di mura a difesa delle città, mentre i signori  locali dotavano le loro dimore di cinte e torri non solo per ovvie ragioni di difesa, ma pure per dimostrare al popolo la loro potenza. Il potere di un signore si poteva infatti misurare dal numero e dalla mole dei castelli che egli possedeva, nonché dalle difficoltà che un esercito avversario avrebbe incontrato per espugnarli. Rimangono nella memoria i due castelli più importanti degli Ezzelini: Romano e San Zenone, entrambi considerati inespugnabili.

La torre di Dante a Romano d’Ezzelino

Il primo – sorto sul colle Bastia – era protetto su tre lati da ripide scarpate,  costringendo ogni eventuale assalitore ad attaccare su un unico lato, ove le difese erano più agguerrite.

 

 

 

 

 

 

Torre a San Zenone degli Ezzelini

Del secondo, il cronista  Rolandino da Padova scrisse che era “costruito con molta perizia, dotato di robuste mura e fortificato, con dimore sotterranee, un sicuro e bel palazzo, e una torre alta e fortissima quasi inespugnabile, tale che la si sarebbe potuto quasi credere la torre di Babilonia (…) molti infatti dicevano che il castello di San Zenone tutta la Marca poteva assoggettare”.

 

 

 

 

 

La costruzione di tutti questi manufatti impose un mutamento nell’arte della guerra: diversamente dai secoli precedenti che videro in campo scontri di eserciti, nel Basso Medioevo, e per altri secoli a seguire, la difesa ebbe il sopravvento sull’attacco, in quanto gli attaccati preferivano rifugiarsi all’interno di solide mura piuttosto che affrontare l’attaccante in campo aperto. Tale tattica è definita dagli storici riflesso ossidionale, in altre parole il voler creare una situazione di resistenza che avrebbe permesso agli attaccati un maggiore risparmio di beni e di vite umane. La miglioria delle tecniche d’assedio da parte degli assalitori fu quindi naturale conseguenza di  questa scelta bellica.

Foto: La torre di Dante a Romano d’Ezzelino e i resti del castello trecentesco di San Zenone degli Ezzelini. Entrambi i manufatti sono successivi alla caduta degli Ezzelini: i castelli dei Da Romano vennero demoliti a seguito dell’estinzione della nobile famiglia.

 
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