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Ricordare la figura di Ezzelino da Romano e divulgare la vicenda storica e il profilo leggendario che lo hanno reso immortale non significa celebrare un uomo, ma promuovere un territorio. Quella “parte della terra italica” che fu protagonista, quasi 8 secoli fa, della prima unificazione territoriale del pedemonte veneto da Treviso a Verona.
È avendo coscienza di ciò e sulla base di valori come il legame con gli aspetti locali più tipici, la divulgazione culturale, la crescita della coscienza storico-civile del nostro territorio che nasce a Romano d’Ezzelino, terra natale del condottiero, a 750 anni dalla sua morte, un progetto che non ha precedenti.
Promuovere la conoscenza della storia e della leggenda di uno dei massimi personaggi veneti di sempre significa infatti formare ad una maggior consapevolezza del territorio come momento di costruzione di uno sguardo più consapevole verso ciò che ci sta intorno, di ciò che siamo, di come si sono raggiunti quei traguardi di eccellenza che pongono il Veneto pedemontano ai vertici d’Europa.
Siano in pace gli storici, dunque, qui si guarda oltre a qualunque interesse di revisionismo storico e di ogni intendimento di celebrazione acritica della vituperata figura di Ezzelino da Romano, il ripercorrerne le gesta storiche e le leggende letterarie. Il condottiero che nacque sul mezzogiorno nel castello del Colle Bastìa che Dante cantò nella sua Commedia è ora spunto per presentare un “contesto”, un “quadro”.
Ezzelino da Romano, lasciati i connotati di flagellum dei di tanta storiografia interessata più a descriverlo come “spauracchio” per ingenui (o neoguelfi) che a valutarne la statura militare e politica, può prestandosi ad essere promotore di un nuovo slancio verso l’unione di diversi territori e creare un’appartenenza culturale a quella “signoria ezzelina” che si vuol proporre come liaison di cultura e progetto turistico.
Simone Cavallin
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