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Ezzelino da Romano e la Storia

E' di Ezzelino il Premio Italia Medievale

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Premio Italia Medievale

Il Centro Studi Ezzelino da Romano vince il Premio Italia Medievale, massimo riconoscimento nazionale assegnato “a personalità, istituzioni e privati che si sono particolarmente distinti nella promozione e valorizzazione del patrimonio medievale del nostro paese”.

Giunto alla sua settima edizione, il Premio passa dalle mani dell’Università di Parma vincitrice lo scorso anno – a quello dell’associazione presieduta da Simone Cavallin.

Le premiazioni avranno luogo il prossimo 27 novembre al Mondadori Center di Milano.

Il Premio Italia Medievale, che gode della Medaglia d’Argento del Presidente della Repubblica, è stato assegnato al Centro Studi Ezzelino da Romano per la categoria Multimediale (internet, web agency), grazie al numero di contatti, la qualità tecnica, della grafica e dei contenuti del sito internet www.ezzelinodaromano.it.

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Un uomo un territorio

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Ezzellino III da Romano

Ricordare la figura di Ezzelino da Romano e divulgare la vicenda storica e il profilo leggendario che lo hanno reso immortale non significa celebrare un uomo, ma promuovere un territorio.

Quella “parte della terra italica” che fu protagonista, quasi 8 secoli fa, della prima unificazione territoriale del pedemonte che va dal Livenza all’Oglio.

È avendo coscienza di ciò e sulla base di valori come il legame con gli aspetti locali più tipici, la divulgazione culturale, la crescita della coscienza storico-civile del nostro territorio che nasce un progetto innovativo capace di diventare risorsa.

Un progetto che coinvolgerà scuole, biblioteche, enti e persone sotto il nome dell’ultimo dei signori da Romano e che fin dalla sua nascita intende innanzitutto diventare punto di partenza per la costituzione di un’articolata iniziativa culturale e turistica in grado di coordinare tutte le suggestioni e i tratti caratteristici del periodo storico e del territorio in cui dominarono gli Ezzelini, per farsi promotore di iniziative di divulgazione e promozione delle sue eccellenze.

Eventi, proposte didattiche, seminari e convegni, studi letterari e artistici, promozione e comunicazione dello stesso territorio in una operazione di sinergia che non ha precedenti e che si configura come prima collaborazione tra enti attivi su un’area che comprende quattro Regioni (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige e Lombardia).

Promuovere la conoscenza della storia e della leggenda di uno dei massimi personaggi del medioevo italiano significa formare ad una maggior coscienza del territorio come momento di costruzione di uno sguardo più consapevole verso ciò che ci sta intorno, di ciò che siamo, di come si sono raggiunti quei traguardi di eccellenza che pongono queste terre di Ezzelino ai vertici d’Europa.

Tante realtà, una sola storia e l’ambizione di ritrovarla.

 

Il centro dell'impero

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Quando il 22 maggio 1238, giorno di Pentecoste, nella Basilica di San Zeno in Verona, Ezzelino III da Romano sposò Selvaggia di Svevia, figlia naturale e legittima dell'imperatore Federico ii, l’ultimo dei da Romano divenne capitano imperiale e capoparte ghibellino per tutti i paesi tra le Alpi di Trento e il fiume Oglio.
Tutta quest’area, di fatto, era già sotto la giurisdizione di Ezzelino che aveva iniziato il suo dominio a partire dalle terre della famiglia (ossia i territori di Romano, Bassano, Marostica e di tutti i castelli situati sui colli Euganei) ed estendendolo, grazie alle sue abilità politico militari, su Trento, Belluno, Treviso, Vicenza, Verona, Padova e Brescia, creando ciò che storici chiamano protosignoria.

Colle Bastia

 

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Realtà e mito

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Un sogno che si sciolse nell’Adda in un mattino di fine estate dell’anno 1259. Era già considerato il Figlio del Diavolo, era scomunicato, era noto per la sua efferatezza e le sue più raffinate crudeltà.
Era, in una parola, già una leggenda.
Forse per questo, ferito e catturato, preferì lasciarsi morire di fame: per alimentare il proprio mito.
Cantarono questo mito maledetto generazioni di poeti e di scrittori, dai maggiori italiani (Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Ludovico Ariosto, Alessandro Tassoni, solo per citare i più noti) a famosi scrittori e lirici d’Oltralpe, come Percy Shelley e Oscar Wilde: a sottolineare il carattere internazionale della leggenda del signore da Romano. Dall’ignoto curatore del Novellino (ultimo ventennio del Duecento) ai romanzi di Marco Salvador (2009): a sottolineare la continuità di questo mito.

 

Milano d'Ezzelino

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Il biscione visconteo Perché il simbolo di Milano è un Biscione che ingoia un bambino?

Una delle tante leggende racconta che un tempo, alle porte di Milano, un’enorme biscia che sputava fuoco e si cibava di uomini teneva in scacco l’intera città: i milanesi temevano nell’uscire di casa e i nessuno osava avvicinarsi a Milano, per paura di essere preda del terribile drago. Era il drago Tarantàsio.
Un giorno con l’intento di sconfiggere il mostro, partì da Milano un nobile cavaliere. Era Uberto Visconti. Dopo due giorni di lotte il cavaliere rientrò in città, stringendo in pugno la testa del mostro. Milano era libera e Uberto Visconti raffigurò il drago Tarantàsio, nell’atto di ingoiare un bambino, su quello che sarebbe diventato il vessillo della più importante famiglia milanese.

In pochi, anche tra i milanesi, conoscono questa leggenda. Per lo più si crede, come Bonvesin de la Riva, che lo stemma sia stato concesso ai Visconti “in considerazione delle vittoriose imprese compiute in Oriente contro i saracini da un Ottone Visconti valorosissimo uomo”.{footnote}Scrive Bonvesin de la Riva nel De magnalibus urbis Mediolani (1288): “Viene offerto dal comune di Milano a uno della nobilissima stirpe dei Visconti che ne sembri il più degno un vessillo con una biscia dipinta in azzurro che inghiotte un saraceno rosso; e questo vessillo si porta innanzi ad ogni altro; e il nostro esercito non si accampa mai se prima non vede sventolare da un'antenna l'insegna della biscia. Questo privilegio si dice concesso a quella famiglia in considerazione delle vittoriose imprese compiute in Oriente contro i saracini da un Ottone Visconti valorosissimo uomo”.{/footnote}

Perché ci si è dimenticati delle remote e “milanesissime” origini di Tarantàsio?
Perché qualcuno sostiene che si preferisca dimenticare?
Chi rappresenta veramente il drago, o biscione, che la storia ha eletto come simbolo di Milano?
Da dove inizia la sua leggenda? E soprattutto in che modo, sorprendentemente, essa è legata ad Ezzelino da Romano?

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Busto Ezzelino III

Immortalare l'Immortale

10mila euro per il fantasma di Ezzelino

 

Incontro con lo scrittore
Alberto Toso Fei

Mercoledì 2 Febbraio ore 21.00
Bassano del Grappa
Sala Tolio
Via Jacopo da Ponte

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Convegno su
"La Leggenda di Ezzelino"

Martedì 7 Dicembre ore 20.45
San Zenone degli Ezzelini
Ex scuole elementari di Sopracastello
con Leonardo Pianezzola

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Premio Letterario


La visione di un territorio forte e unito
La capacità di sfidare ogni autorità e ogni limite
La leggenda di un uomo
maledetto perché libero
Perché capace di immaginare, per primo, la regione veneta.

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Comune di Romano d'Ezzelino
La patria di Ezzelino
Associazione Castrum Soncini
Associazione Culturale
Academia Sodalitas Ecelinorum
Associazione storico-culturale
Parco Palude di Onara
Parco Naturale

AL CENTRO STUDI EZZELINO LO “SCUDETTO” DEI MEDIEVALISTI

Il Centro Studi Ezzelino da Romano riceve il Premio Italia Medievale e i complimenti e del mondo delle istituzioni e della cultura di tutto il Veneto, a partire dal Ministro Giancarlo Galan

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